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Negli ultimi anni si è registrata una crescita dell’attenzione nell’opinione pubblica italiana di fronte a tragedie umanitarie che hanno colpito zone già in forte carenza di sviluppo. Si è quindi assistito ad un crescente impegno nei flussi finanziari atti a fronteggiare le emergenze umanitarie. Al tempo stesso sono diminuite le risorse destinate ad alimentare una crescita stabile dei paesi in via di sviluppo. L’aumento dell'attenzione delle comunità locali e della società civile rispetto a tematiche che per anni sono state appannaggio di ristretti nuclei di esperti, sta rendendo possibile la creazione di nuovi scenari di relazioni che, dal livello alto delle grandi istituzioni internazionali, è scesa al livello locale degli attori decentrati. La cooperazione decentrata è in grado di affrontare aspetti settoriali e, contemporaneamente, strutturali dello sviluppo. Essa coniuga l'appoggio al decentramento politico-amministrativo, ai processi di partecipazione democratica, al ruolo attivo delle comunità locali, con interventi di sostegno alla riorganizzazione dei sistemi sanitari ed educativi, allo sviluppo economico diffuso, ad assetti sostenibili del territorio, ad una politica culturale basata sulla valorizzazione del patrimonio storico ed a politiche di genere, con un importante e reciproco rafforzamento della capacità di impatto e sostenibilità. Le diverse strutture, più o meno formalizzate, attive al nord e al sud all’interno di questi processi, esercitano ovunque, ma in modo particolare nelle situazioni che vivono processi di democratizzazione, un forte impulso a favore del rafforzamento di processi partecipati di decentramento. La cooperazione decentrata intercetta alcuni dei più importanti temi che attualmente si pongono per la cooperazione allo sviluppo e, più in generale, per il cambiamento sociale. Le risposte che essa offre trovano base in una visione di cosviluppo che ricerca la compatibilità degli interessi e delle aspettative di entrambi i partner all’interno di un rapporto che si concepisce tendenzialmente come paritario e circolare. L’esperienza recente conferma quanto siano decisivi, ai fini della implementazione della cooperazione decentrata, i tipi e le caratteristiche dei meccanismi messi in opera. Le strutture e gli spazi locali, regionali, nazionali e internazionali in cui attori molteplici e diversi negoziano la definizione di politiche e piani di sviluppo condivisi, offrono un importante contributo alla costruzione e al rafforzamento di società culturalmente democratiche. La composizione mista, pubblico-privata, che caratterizza in particolare l’esperienza italiana, costituisce, infatti, un importante laboratorio di sperimentazione di quella capacità di gestione delle differenze e dei conflitti che costituisce il vero motore dei processi di integrazione sociale e di crescita democratica. In questa ottica nella nostra regione esistono una molteplicità di soggetti istituzionali e non che da anni si occupano di cooperazione internazionale, nella sua versione locale, la cooperazione decentrata. Ma non solo, il territorio piemontese è tutt’ora molto vivo e ricco di sperimentazioni e di soggetti che si affacciano alla cooperazione con nuove idee e strumenti innovativi di analisi e azione. Tali soggetti ed esperienze sono però universi distinti che dialogano poco a cui manca una strategia coordinata, condivisa e di lungo periodo di aiuto allo sviluppo. Manca cioè, una logica di sistema. Da ciò l’importanza di concepire la cooperazione decentrata non partendo da un singolo progetto/intervento ma dalla profonda comprensione delle realtà coinvolte in un programma di attività complesso e coordinato e grazie a strategie politiche condivise e di lungo periodo. |