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INDICE
I diritti umani e la scuola - La formazione di giovani cittadini
Assai significativamente l'ultimo "Rapporto sullo Sviluppo Umano" delle Nazioni Unite (relativo all'anno 2000, cerniera tra vecchio e nuovo millennio) è per la prima volta dedicato interamente allo "stato" dei diritti umani nel mondo.
In questa relazione organica tra diritti fondamentali e sviluppo, assunta come base comune da tutta la comunità internazionale, sta il riconoscimento condiviso della loro universalità ed indivisibilità.
Di più: nel rapporto è reso esplicito ciò che sta cominciando a diventare un senso comune diffuso, essere cioè i diritti fondamentali non un effetto od una ricaduta dello sviluppo ma, invece, la condizione indispensabile per lo sviluppo.
In questi ultimi anni, inoltre, numerosi paesi hanno fatto grandi progressi sul piano dei diritti fondamentali: la maggior parte ha ratificato i patti ed i trattati relativi ai diritti politici, economici, sociali e culturali e si sforzano oggi di metterli in opera.
Il varo stesso della Corte Penale Internazionale avvenuto a Roma nel 1998 e i recenti positivi sviluppi sia nelle adesioni (anche gli Stati Uniti hanno firmato) che nel numero di ratifiche sono segni importanti di un processo di crescita e di diffusione.
Ma comunque resta in grande evidenza la questione essenziale delle molte, gravi e diffuse violazioni dei diritti operate o tollerate da molti stati, inadempienti spesso rispetto all'impegno (contenuto nel Preambolo della Dichiarazione Universale del '48) ad "assicurare in cooperazione con l'ONU il rispetto universale ed effettivo dei diritti umani e delle libertà fondamentali".
Robert Badinter, l'ex ministro della Giustizia a cui si deve l'abolizione della pena di morte in Francia, ricordava recentemente che nel nuovo scenario globale i "diritti umani costituiscono l'orizzonte morale del nostro tempo" ed individuava nell'impegno a rendere coerenti le politiche agli impegni proclamati una delle sfide essenziali del nuovo secolo.
Cinquant'anni fa a Roma i rappresentanti dei 12 Stati membri del neonato Consiglio d'Europa firmarono la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
Per la prima volta nella storia un gruppo di Stati varava un dettagliato catalogo dei diritti fondamentali, dotati di forza giuridica. Non, quindi, una semplice, per quanto solenne, dichiarazione come era stato con la Dichiarazione universale dell'ONU del '48.
Veniva inoltre istituita una procedura per consentire ai cittadini di citare lo Stato davanti a delle istanze internazionali, appositamente create, la Commissione e la Corte europea dei diritti dell'uomo, per ottenere giustizia in caso di violazioni.
Da allora i progressi sono stati notevoli. sia in termini di accessibilità al diritto di ricorso sia soprattutto per l'allargamento dei paesi aderenti alla Convenzione. Con il crollo del Muro di Berlino i paesi sono passati dai 12 iniziali a 41, inoltre anche i meccanismi di tutela sono stati semplificati e rinforzati.
Per quanto riguarda l'Europa comunitaria, il cammino verso l'assunzione di diritti fondamentali all'interno dell'ordinamento comunitario è stato tormentato e segnato da tentativi (un catalogo elaborato dal Parlamento Europeo nel 1989, la proposta di adesione alla Commissione di Roma) non andati a buon fine.
Solo con l'elaborazione e la proclamazione avvenuta lo scorso dicembre al Vertice di Nizza della carta dei Diritti Fondamentali si è compiuto un passo molto importante, destinato a dare maggior valore anche alle innovazioni già introdotte nel Trattato di Amsterdam con gli articoli 6 e 7, con l'art. 13 (norma generale antidiscriminazione) e l'art. 136 (che definisce i diritti sociali fondamentali come linee direttive per le attività della Comunità e degli Stati membri).
Al di là delle discussioni sul valore giuridico e politico della Carta e dei suoi rapporti con l'obiettivo della Costituzione europea, resta il fatto che si è con essa prodotto un effetto significativo di accelerazione del processo di realizzazione dell'Europa politica e dei cittadini.
Il CIE, che è tra i fondatori del Comitato per la Costituzione, del Comitato "Oltre il Razzismo", della Rete Nazionale Antirazzista, di "Libera, associazioni, nomi, numeri contro la mafia", del Forum del Terzo Settore in Piemonte ed aderisce e partecipa attivamente ai lavori della rete E.N.A.R. (European Network Against Racism). ha affrontato più volte le tematiche legate alla tutela dei diritti: dalle diverse iniziative tenutesi sulla questione della biotecnologia e la bioetica in collaborazione con la Consulta laica di Bioetica, al corso di aggiornamento per insegnanti su tema dei diritti dei bambini e lo sfruttamento dei minori nel lavoro, al convegno sul Tribunale penale internazionale organizzato con Amnesty, alla presentazione della Convenzione europea sulla tutela dei diritti dell'uomo con l'Unesco, alla presentazione del rapporto dell'ONU sullo sviluppo umano.
Inoltre ha focalizzato molte delle sue iniziative sulla questione dei diritti degli stranieri. Per citare solo le principali: nel 1993 un ciclo di incontri dal titolo "I diritti di chi non ha diritti: Italia ed Europa a confronto" nel quale si affrontavano, con esperti nazionali e internazionali, le questioni dell'immigrazione legate al diritto alla mobilità, ai diritti di cittadinanza, al diritto alla casa, al diritto alla salute, alla scuola e al lavoro.
Nel '96 questi stessi temi sono stati ripresi per una verifica a distanza di tempo con il Convegno "I Diritti di Odisseo La condizione dello straniero migrante". Questa iniziativa organizzata con l'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, il CICSENE, il Comitato Oltre il Razzismo, il Goethe Institut e Dipartimento di Storia dell'Università di Torino ha avuto il sostegno della Commissione Europea DG V.
Nel '94 il CIE ha dato il via ad una capillare iniziativa di sensibilizzazione nelle scuole piemontesi sui minori stranieri irregolari e nel contempo ha aperto una discussione che ha contribuito a significativi cambiamenti legislativi nazionali. Questa campagna dal titolo "Colorati ma invisibili" è stata portata avanti con la collaborazione dell'ASGI, del Gruppo Abele e di Magistratura Democratica.
Nel 97 ha promosso, in partnership con ASGI, Amnesty International, Magistratura Democratica e con il patrocinio dell'ACNUR, un incontro su "Quale riforma della legislazione sul diritto di asilo in Italia".
Sulle questioni più strettamente legate alla lotta contro il razzismo nel 1991 ha curato un Progetto formativo per insegnanti e studenti delle classi superiori su "Le maschere del razzismo: dalla cultura della memoria alla pratica della convivenza".
Inoltre ha promosso ed è stato partner nel progetto "Fai un gol al razzismo": questo progetto inserito nell'azione Eurathlon 1998 si proponeva di promuovere attività sportive,culturali e di formazione destinate a giovani e dirigenti di società sportive italiane, francesi e spagnole sul ruolo dello sport come veicolo di pace, di tolleranza e di rispetto delle diversità.
Ha curato "Educare alla pari. Viaggio al centro della discriminazione": progetto di sensibilizzazione e di formazione di giovani delegati sindacali sui temi della discriminazione e del razzismo nei luoghi di lavoro, con la pubblicazione di una guida informativa sulla difesa dei diritti dei lavoratori più deboli, in particolare immigrati . Il progetto si è realizzato con CGIL, les Comisiones Obreras et Force Ouvrière.
E' stato partner della "Commissione per l'uguaglianza" : un progetto di studio e di sulle forme di discriminazione indiretta nel settore dell'amministrazione pubblica, realizzato con la CGIL, con l'Istituto di Ricerche Economiche e Sociali e l'ASGI.
Nel '97 ha coordinato le attività che si sono svolte nella Regione Piemonte nel quadro dell'Anno Europeo contro il razzismo garantendo l'assistenza tecnica al Comitato Oltre il Razzismo, organismo al quale aderiscono le principali organizzazioni piemontesi che operano su queste tematiche.
In collaborazione con la Casa Editrice dell'Orso, il CIE ha promosso la pubblicazione di una collana "Vecchi e nuovi diritti" sul tema dell'immigrazione e delle politiche d'integrazione sociale. Inoltre, ha edito una pubblicazione periodica, "I quaderni di Odisseo", che raccoglie diversi materiali di riflessione su queste tematiche.
Il CIE Intende dare ora maggior sistematicità alle attività su questo fronte aprendo un filone permanente di iniziativa. La nostra azione si orienterà su:
- Il sostegno attivo e la verifica concreta dello stato di attuazione delle strategie elaborate (a partire dal Regolamento sui diritti fondamentali elaborato dalla Commissione per i paesi ACP - Convenzione di Lomè).
- L'animazione politica con l'obiettivo, da un lato, di promuovere la partecipazione, la discussione ed il confronto dei cittadini e delle istituzioni sul tema dei diritti umani; dall'altro, di sostenere il raggiungimento di nuovi obiettivi (ad esempio, il contributo alla entrata in vigore della Convenzione di Roma sul Tribunale penale internazionale).
- L'informazione e l'educazione ai diritti umani, tramite la diffusione dei protocolli e delle convenzioni firmate e delle carte dei diritti sociali approvate, con particolare attenzione a tutti i livelli del sistema scolastico.
Sul primo punto abbiamo già in corso un progetto che ha ottenuto il sostegno e il patrocinio della Regione Piemonte, delle Province di Torino, di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Verbania, Vercelli, Novara. Il progetto chiamato "Democratizzazione, stato di diritto, rispetto dei diritti dell'uomo e sana gestione degli affari pubblici" si propone la crescita di una cultura della cooperazione; un confronto reale tra i soggetti che si occupano di solidarietà internazionale ed educazione allo sviluppo; il coinvolgimento delle comunità immigrate nella discussione.
Gli strumenti individuati per il raggiungimento di tali obiettivi sono l'attivazione di alcuni tavoli di riflessione che radunino insieme rappresentanti di enti pubblici, operatori economici, cooperatori e volontari del variegato mondo associativo, rappresentanti delle comunità di cittadini stranieri presenti a Torino, con lo scopo non solo di confrontare le reciproche esperienze, ma soprattutto di affrontare alcuni nodi tematici che devono essere posti alla base degli interventi di cooperazione: Buon governo (lotta alla corruzione, trasparenza); Diritti dell'uomo (diritto al lavoro, istruzione, parità); Stato di diritto (partecipazione democratica); la creazione, sul sito web del CIE, di un forum di discussione on line, che possa allargare e rendere permanente il confronto, il dibattito e lo scambio di esperienze.
Sul secondo punto ha preso il via ad ottobre un progetto di ampio respiro e che si svolgerà nell'arco di due anni chiamato "Laboratoire européen de soutien aux juridictions pénales internationales", Questa iniziativa ha ottenuto un consistente contributo della Commissione europea ed ha come autorevoli partners il Dipartimento di Scienze giuridiche dell'Università di Torino, la Cattedra di Diritto penale - Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Napoli, l'Unità mista di ricerca di Diritto comparato di Parigi e dell'Università di Berlino.
Il progetto si propone di creare una Equipe europea di ricerca e di studio. Questa equipe avrà il compito di analizzare le difficoltà concrete del funzionamento del Tribunale Penale Internazionale Yugoslavia e Tribunale Penale Internazionale Ruanda e studiare le problematiche legate alla creazione di una Corte penale internazionale. Parallelamente si creeranno presso le Università di Napoli e Parigi due cliniche di Diritto penale internazionale, che permetteranno a gruppi di studenti di analizzare casi concreti portati davanti ai Tribunali penali internazionali, avendo la possibilità di intervenire concretamente attraverso il meccanismo amicus curiae.
Al CIE, oltre coordinare le varie fasi del progetto, toccherà curare la fase di disseminazione: ovvero la diffusione su vasta scala dei materiali di riflessione e i contributi scientifici delle Università coinvolte nel progetto, e soprattutto portare questi temi all'attenzione dell'opinione pubblica europea attraverso un rapporto sistematico con i più significativi media europei, un sito internet creato ad hoc, e iniziative pubbliche.
Per quanto concerne l'informazione e l'educazione ai diritti umani intendiamo affrontare due questioni, una è l'educazione e l'informazione dei giovani cittadini e sarà dettagliata nel capitolo seguente, l'altra è quella del diritto dei minori nello sport. I giovani sportivi sono particolarmente fragili per quanto concerno l'uso di sostanze dopanti ma soprattutto sono particolarmente a rischio per i danni provocati da superallenamenti e eccesso di competitività. È importante avviare una efficace campagna di prevenzione e di informazione che coinvolga oltre ai giovani , le famiglie, i dirigenti sportivi, le istituzioni scolastiche e le autorità pubbliche di controllo.
I DIRITTI UMANI E LA SCUOLA
LA FORMAZIONE DI GIOVANI CITTADINIIl tema dei diritti umani riguarda ogni cittadino in quanto singolo individuo e in quanto membro di una comunità politica. Con il riconoscimento e la protezione dei diritti umani nascono i cittadini, ma affinché essi siano consapevoli e partecipi della vita democratica è altresì necessario che i diritti umani siano conosciuti.
Ecco perché il CIE ha elaborato su questo tema il progetto "Understandig Rights", progetto che si rivolge a tutti gli attori del mondo-scuola con particolare attenzione all'istruzione secondaria superiore. La scuola è infatti il laboratorio privilegiato per l'esercizio della pratica democratica, luogo di partecipazione attiva e di corresponsabilità dove il diritto del singolo individuo si correla con il diritto della comunità.
La complessità del tema favorisce differenti piste di lavoro, un approccio multiculturale e transdisciplinare basato su tre assi portanti: la definizione dei diritti umani, il loro riconoscimento e la loro protezione.
La definizione
Quali e quanti sono i diritti umani? La risposta a questa domanda si trova nella Dichiarazione Universale del 1948, ma non è una risposta definitiva. Il dibattito politico e sociale sulla questione è durato per secoli e continua tuttora: accanto ai diritti di prima e seconda generazione ne sono infatti emersi altri, come il diritto a vivere in un ambiente non inquinato. Il progresso e la ricerca scientifica, che contraddistinguono il periodo in cui viviamo, stanno portando alla formulazione di nuove istanze, fra cui spiccano oggi quelle relative alla biotecnologia.
Conoscere i diritti umani vuol dire allora sapere quali sono stati, quali sono e quali potranno o dovranno essere.Il riconoscimento
Per capire come si è arrivati al riconoscimento dei diritti umani, bisogna esaminare il processo storico che ha condotto dalle dichiarazioni settecentesche a quelle contemporanee. Con l'affermazione della teoria individualistica della società è cambiato il modo di guardare al rapporto politico: i sudditi sono diventati cittadini. Ma la storia dei diritti umani è anche storia dell'Europa Unita, dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo alla Nuova Carta Europea. Se la Dichiarazione Universale rappresenta una pietra miliare nella storia dei diritti umani, non bisogna però dimenticare che non è stata firmata da tutti gli Stati e che le condizioni sociali, politiche ed economiche dei paesi meno sviluppati hanno profondamente influenzato la ricezione della tematica dei diritti umani.
Il riconoscimento dei diritti umani non è uguale dappertutto.La protezione
Non basta che i diritti umani siano riconosciuti: devono essere protetti. La questione dei diritti umani è perciò anche la questione della loro violazione e dei meccanismi che, nei singoli Stati, a livello europeo e a livello internazionale, li garantiscono. Esaminando la situazione attuale, con particolare riferimento ai problemi che caratterizzano i paesi meno sviluppati, tali meccanismi rivelano punti deboli e punti di forza.Conoscere i diritti umani quindi significa anche sapere com'è possibile difenderli. Ed inoltre significa indagare criticamente sulle ragioni strutturali che ne ostacolano la concreta attuazione a cominciare dalla "Carta" dei diritti
Destinatari
- Personale docente e non docente di tutte le scuole di ogni ordine e grado.
- Allievi di tutte le scuole di ogni ordine e grado.
1. Fasi del progetto (anno 2001)
Creazione di un Centro di Documentazione Europeo sui Diritti Umani (U.R.E.C.)
L'U.R.E.C (Understanding Rights European Center) avrà sede presso il C.I.E. di Torino e avrà il compito di sviluppare un sistema di documentazione finalizzato alle esperienze di ricerca e innovazione nel campo dei Diritti Umani sia a livello nazionale che internazionale mediante attività di raccolta, catalogazione, elaborazione e valorizzazione dell'esistente.Essendo un servizio aperto al territorio, ma soprattutto rivolto alle scuole, all'I.R.R.E. (Istituto Regionale di Ricerca Educativa) e alle U.T.S. (Unità Territoriali di Servizio) avrà anche il compito di creare servizi e materiali a sostegno dell'attività didattica e del processo di autonomia.
Presso il Centro verrà attivato un "Laboratorio di idee" costituito da esperti provenienti dal mondo della scuola, dell'associazionismo e degli enti locali. Questo gruppo di lavoro avrà il compito di
- sviluppare una analisi dei bisogni sul territorio
- individuare nuove strategie di informazione, formazione e comunicazione
- essere propositivo a livello nazionale e internazionale
coordinando le proprie attività con tutti i soggetti che sul territorio si sono occupati e si occupano di Diritti Umani.
L'U.R.E.C., alla fine del primo anno di attività, pubblicherà un documento "Diritti verso la meta" contenente tutti i documenti ufficiali pubblicati dal 1948 ad oggi dall'O.N.U., dal Consiglio d'Europa, dall'U.E. ecc. al fine di favorire il conseguimento dell'obiettivo "conoscenza".
L'U.R.E.C., inoltre, fin dall'inizio della sua attività si propone di attivare e sostenere percorsi specifici rivolti agli allievi in procinto di sostenere l'Esame di Stato. Nel regolamento attuativo del 23-VII-1998, a norma dell'art. 1 della L.425 del 1997, infatti, si evidenzia il fatto che "i consigli di classe, entro il 15 maggio, elaborano un apposito documento che esplicita gli obiettivi, i contenuti, i metodi dell'azione formativa", traccia utile con indicazioni interdisciplinari per la preparazione della terza prova scritta. Inoltre il colloquio " ha inizio con un argomento o con la presentazione di esperienze di ricerca e di progetto scelti dal candidato".
L'U.R.E.C, come polo culturale per il territorio, si farà promotore, organizzatore e/o sostenitore di iniziative (seminari, convegni, eventi, corsi di formazione ) innovative e nuove buone prassi per la partecipazione attiva alla vita democratica della scuola. L'intenzione, secondo l'art. 7 comma 8 del D.P.R. 8 marzo 1999 n.275, è quella di stipulare accordi di rete con " scuole, università, istituzioni, enti, associazioni, agenzie operanti sul territorio che intendono dare il loro apporto alla realizzazione di obiettivi specifici."
Per un miglior sviluppo dell'Europa della conoscenza, utilizzando le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, tutto il materiale verrà messo su supporto magnetico inoltre il materiale, con tutti i link utili per una ricerca approfondita e personalizzata, verrà messo on-line creando un apposito sito web oppure utilizzando siti già esistenti e dedicati al supporto alla didattica.
2. Fasi del progetto (anno 2002)
Nel settembre 2001 verrà definito il piano di lavoro per l'anno successivo. Sono attualmente al vaglio le seguenti ipotesi
- Preparazione di un corso di formazione a distanza per docenti
- Sperimentazione di moduli di formazione nelle classi
- Attivazione di esperienze analoghe all'estero e richiesta di contributo per una rete tematica all'U.E