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La cooperazione internazionale allo sviluppo Democratizzazione,
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Il convegno organizzato dal Cie Piemonte sulla cooperazione internazionale allo sviluppo (20 e 21 novembre 2000 a Torino) ha raggiunto i suoi principali scopi.Innanzitutto riflettere sulle iniziative fin qui realizzate in ambito regionale coinvolgendo le Provincie (hanno aderito tutte le Provincie tranne Novara), i Comuni (molti i Capoluoghi, Associazioni di Enti Locali, Anci), i rappresentanti del mondo economico (Centro Estero, Camere di Commercio, Unione Industriali, Associazioni di categoria degli Artigiani, degli Agricoltori, Sindacati), le Ong (è stato coinvolto il coordinamento regionale attraverso il rappresentante, Arch. Gianfranco Cattai), le Associazioni (moltissime), le Università, la ricerca ed il mondo della scuola (Docenti Universitari, Ricercatori, Provveditori agli studi, Presidi, Insegnanti, studenti).
La Regione Piemonte è stata impegnata in prima linea in questo progetto con un importante contributo, sia materiale che di supporto attraverso i propri funzionari, l'Assessore Gilberto Pichetto Fratin, Consiglieri Regionali. Il Governo è stato coinvolto nei lavori preparatori con il Sottosegretario agli Esteri, Sen. Rino Serri (non ha potuto partecipare al Convegno per precedenti impegni di Stato), il Parlamento attraverso Deputati e Senatori ed il Ministero degli Affari Esteri è stato rappresentato dal Dott. Attilio Iannucci, vice Direttore generale Cooperazione allo sviluppo. È inoltre stato possibile coinvolgere il Parlamento Europeo (hanno preso parte al lavoro Parlamentari ed ex Parlamentari) nonché la Commissione Europea (attraverso Francesca Mosca, Direzione Cooperazione allo sviluppo).
Il seminario è stato così un'occasione per valorizzare la politica e le azioni dei soggetti piemontesi e di conoscenza del dibattito europeo, con un confronto con il Governo ed il Parlamento Italiano. Quindi, cogliere l'occasione di fare cultura sulle tematiche dello sviluppo a livello di opinione pubblica regionale su di un argomento spesso sconosciuto o giudicato di secondaria importanza.
Nella fase preparatoria sono stati organizzati degli incontri provinciali ad Asti, Alessandria, Biella, Cuneo, Novara, Verbania e Vercelli. Crediamo per la prima volta il territorio piemontese abbia visto una così ramificata opera di sensibilizzazione (circa 2000 contatti, 558 rappresentanti di Enti, Associazioni, Ong ecc. coinvolti nella discussione, 126 partecipanti all'iniziativa, decine di riunioni, centinaia di telefonate/ fax/ e-mail). Abbiamo messo in comunicazione e fatto dialogare fra loro soggetti che spesso non interagiscono e a volte neppure si conoscono. Gli esperti del Ministero degli esteri e gli amministratori locali; i cooperanti e dirigenti di Ong; esponenti di organizzazioni degli immigrati in Italia e diplomatici della Farnesina; dirigenti ed esperti del mondo economico, finanziario ed imprenditoriale e accademici di varie Università; studenti mossi da un bisogno interiore di fare solidarietà internazionale ed esponenti del Governo, dei Parlamenti italiano ed europeo e del mondo politico; militanti e dirigenti del mondo dell'associazionismo laico ed esponenti di organismi religiosi.
Crediamo sia stata in assoluto la prima volta, e moltissimi dei partecipanti lo hanno sottolineato.Il convegno si è articolato in due sessioni, il giorno 20 il mattino ed il pomeriggio il giorno 21 i lavori sono terminati alle 14.00. La Conferenza è stata aperta da una introduzione di Rinaldo Bontempi, Presidente del Cie, cui sono seguiti gli interventi degli Assessori Pichetto e Bonino (Regione e Comune di Torino), di Dieter Frisch ex Direttore generale per lo sviluppo della Commissione Europea, di Francesca Mosca della Commissione Europea, di Daniele Scaglione Presidente Nazionale di Amnesty International, di Stefano Magnoni Vice Presidente Nazionale di CTM, di Andrea Stocchiero del CeSPI di Roma, di Aurelio Catalano della Regiona Piemonte della Dott.ssa Athea del Centro Estero Camere di Commercio, di Saida Ahmed Ali di Alma Mater, di Attilio Iannucci del Ministero Affari Esteri. Il giorno 21 ha visto un nutrito contributo di elaborazione con molti interventi (i Senatori Giangiacomo Migone e Stefano Boco Presidente e Vice Presidente Commissione Esteri del Senato), i docenti dell'Università di Torino Ada Lonni, Enrico Luzzati, Angela Calvo, i rappresentanti di Ong piemontesi (Gianfranco Cattai, Anna Ferrero, Silvio Bottazzo, Carmelo Inì, Franco Tropini), il dott. Morello in sostituzione della Presidente della Provincia di Torino Mercedes Bresso, l'Assessore della Provincia di Cuneo Mario Riu, seguiti dalle conclusioni di Osvaldo Napoli, Vice Presidente Anci Nazionale e di Rinaldo Bontempi.
E' impossibile condensare in poche righe la ricchezza di dibattito che c'è stata nei lavori: tutti i materiali della Conferenza sono disponibili nella pagina web del Cie Piemonte. Qui ci limitiamo ad indicare quelli che sono parsi alcuni dei punti salienti delle relazioni e della discussione che ne è seguita.
L'impegno dei soggetti piemontesi è diretto a sostenere una cooperazione internazionale che diventi priorità della linee di internazionalizzazione della Regione Piemonte, allo stesso tempo, che sia centrata sul ruolo attivo della società civile: una cooperazione "dei piemontesi".
Su questo terreno il ruolo insostituibile del mondo "non governativo" diventa ancor più centrale ed essenziale. Pensiamo sia utile inoltre una attenzione finalizzata a premiare le aggregazioni dell'associazionismo, su scala regionale, le sue competenze e professionalità, la reale capacità di rappresentanza e autofinanziamento della nostra società civile organizzata nelle sue più varie espressioni. Facendo tesoro di esperienze importanti quali l'azione di solidarietà con i popoli dell'ex Jugoslavia, che ha coinvolto davvero la società piemontese: dalle scuole, alle imprese, alle Ong, all'associazionismo.
In questo quadro la cooperazione decentrata, da comunità locale a comunità locale, -falliti i "grandi modelli di sviluppo", che spesso hanno disseminato di cattedrali un deserto che è rimasto tale- stimola a reimpostare l'intera cooperazione in termini di partecipazione e protagonismo della cittadinanza organizzata e delle forze attive del territorio. I valori di solidarietà e di democrazia partecipativa trovano la loro espressione nel partenariato diretto, a livello di territori del Nord e del Sud del mondo.
La dimensione dei diritti della persona consente di intervenire a sostegno delle popolazioni utilizzando più ampiamente ed efficacemente l'idea di un patto per un pertenariato globale sui diritti. Per quanto riguarda le donne ciò significa avere una particolare attenzione alla loro partecipazione come soggetti autonomi e non solo come parte di una famiglia o di una comunità. E' un modo nuovo di impostare i problemi e le sfide poste dalla mondializzazione, e di collegare l'operato della cooperazione alla comprensione e alla abolizione dei nuovi fenomeni internazionali, quali il traffico delle persone o le nuove schiavitù, a partire da quella verso i bambini.
Il partenariato euromediterraneo e l'evoluzione della presenza straniera nel nostro paese vede una crescita degli arrivi proporzionalmente più forte dall'Europa dell'Est che non dai paesi della riva Sud del Mediterraneo. Un processo di sviluppo comune potrà innescarsi solo su di una politica migratoria non ispirata ad obiettivi di chiusura e di rifiuto: partenariato di sviluppo e frontiere sigillate sono incompatibili. Vedere i flussi migratori come risorsa, insieme a molteplici altre implicazioni, pone anche quella della capacità di creazione di lavoro nei paesi di provenienza, coinvolgendo gli stessi immigrati nei nostri paesi. In questo contesto un ruolo importante ha, ed ancor più potrebbe avere, il tessuto di piccole e medie imprese e di tutti quei soggetti che formano l'imprenditorialità diffusa -comprendendo le istituzioni locali, il terzo settore, il non governativo- esportando la quale a volte si esportano "problemi" ma altre volte si esporta anche democrazia.
Fin qui il sommario e lacunosissimo resoconto dell'andamento del Convegno e dei contenuti emersi. Per quanto riguarda il Cie , l'Associazione che ha organizzato queste giornate di lavori, vuole essere una presenza costante di dibattito, di stimolo ed anche di pressione affinché dei temi dei diritti umani negati, delle diseguaglianze tra il Nord e il Sud del mondo, dell'interdipendenza che lega tutti i nord e tutti i sud, non ci si accorga solo quando esplodono i conflitti armati, quando cataclismi naturali impongono immagini insostenibili per i nostri occhi: cioè quando "il limite" è stato ampiamente superato.